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Vento.

Un delicato equilibrio tra il desiderio e la paura, tra il credere e lo sperare, tra ciò che sei e quello che potresti essere. Da una parte la mente, con la sua logica, con i suoi conti, con il suo essere "per terra"; dall'altra parte il cuore, con i suoi nonsensi, con i suoi sorrisi, con il suo essere "tra le nuvole". Dov'è l'esatto punto medio del segmento che unisce testa e anima? Dov'è la bolla che bilancia la livella?
Il posto giusto è quello in cui non ti chiedi più "Cosa ci faccio qui?", dove il tempo scorre ancora, ma sospeso... è il posto in cui tutto è semplice, pur essendo estremamente complicato.
Esiste però uno strano senso di incertezza, in un punto indefinito tra il cuore e il cervello, che oscilla spostando continuamente il baricentro prima da un lato, poi dall'altro e da questo suo oscillare nasce la vertigine. La vertigine è sia paura di cadere che voglia di volare. Per superarla è necessario librarsi in aria ad ali e vele spiegate nel momento in cui arriva il vento che da tanto aspettavamo. Quel vento però è così improvviso che non siamo mai preparati abbastanza ad affrontarlo e da lì nascono la paura e l'incertezza. Forse il problema è questo: non dovremmo opporci a quel vento, nè ostacolarlo, ma lasciare che ci porti avanti dove lui vuole, dove lui sa, dove smetteremo di seguire un copione e improvviseremo soltanto.

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Ti piace il Natale?

Io scrivo, prima di tutto, per necessità. Oggi è la Vigilia di Natale e sento la necessità di farlo, perchè mi è stata fatta una domanda banale tempo fa e la mia risposta tuttora non mi soddisfa.  "Ti piace il Natale?" E' una domanda banale, no? Eppure non lo è. La mia risposta è stata frettolosa, troppo superficiale, perchè non me l'aspettavo e perchè era tanto che non rivolgevo a me stessa questo interrogativo. Ricordo una me che adorava questo periodo dell'anno, il più bello di tutti. Ricordo i miei ricordi dei Natali passati, dei nonni intorno alla tavola, delle tombolate, dell'ansia sotto il piumone nell'avvertire rumori sospetti di zoccoli di renna, della meraviglia dei regali. Ricordo un tardo pomeriggio, io sdraiata sopra le gambe di babbo mentre lui mi faceva ridere suonando le mie costole come fossero le corde di una chitarra, mentre un'ombra di Babbo Natale passava dietro i vetri della finestra del salotto. Ricordo la musica che risuonava ne

L' ardire.

 Alla domanda «Come immagini la tua mente?» ho risposto «Come una rete incasinata». «Puoi dirmi qualcosa di più di questa rete?» La vedevo come una serie di ragnatele parallele fra loro disposte su piani che si intersecano a creare un intrico di fili grigi, a maglie abbastanza strette. Sfondo nero. E mi sentivo costretta tra quelle reti. «Cosa faresti a quella rete?» Ho mimato il gesto di allargarla partendo dal centro e spingendo verso i lati in modo che le ragnatele rimanessero sui bordi e al centro aumentasse il nero. Poi ho visto un volto emergere da quel buio. E poi piano piano quel tunnel di fili si è trasformato in un tunnel fatto di tronchi e chiome verdi, fitti fitti da schermare in buona parte la luce del sole che filtrava nel tentativo di rischiarare tutto. E poi ho aggangiato il ricordo della mia poesia preferita, I Boschi di Westermain, e l'immagine della copertina del mio libro preferito in cui nel mezzo del bosco è dipinta una casa. "Entra in quei boschi incanta

I Boschi di Westermain.

Entra in quei boschi incantati tu che ne hai l'ardire. Niente ti farà del male sotto le foglie Più di quanto non ne faccia il nuotatore alle onde che fende. Getta in alto il tuo cuore lassù con l'allodola, Camminando in pace con il topo ed il verme, viaggerai bene. Solo per timore del buio Trema, ed essi lascieranno la loro forma. Migliaia di occhi sotto i cappucci stanno intorno ai tuoi capelli. Entra in quei boschi incantati tu che ne hai l'ardire. George Meredith La mia poesia preferita di sempre. Buon 1 Maggio!