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Sì, ci credo.

La mia settimana è cominciata con un "down" come non mi accadeva da mesi. Ho pianto una mattina intera e sono rimasta scossa tutti gli altri giorni, e anche adesso che scrivo mi sento frastornata, nebulosa, confusa. La psyco della mia migliore amica definisce questi momenti come "finestre di disperazione" che vanno aperte e poi richiuse. Mio fratello l'ha rinominate "fontane del sollievo". Mi piacciono entrambe come immagini: spalancare le persiane per fare uscire (nello stile di quella vecchia pubblicità di un profumo Chanel in cui varie donne si affacciavano dalle finestre e gridavano a turno "Egoista!") e far scorrere l'acqua alleggerendo il bacino del cuore. Lo sapete da dove deriva il termine persiana? Dai mercanti veneziani che le importavano dalla Persia, e da qui anche il nome veneziane. O bugie/gelosie, perchè usate dai persiani per  controllare le mogli di nascosto. E infine imposte, quando fu istituita una tassa sui palazzi con più di sei finestre e i Genovesi cominciarono a murarle e a ridipingerle sui muri, da bravi 'braccine corte'.

Ho divagato, sorry. Ma mi piaceva troppo questa storiella.

Stasera sono incappata in un bellissimo video che ritrae Ian McKellen che recita una lettera di Kurt Vonnegut. "Pratica ogni arte e fai crescere la tua anima, non per la fama o i soldi. Sperimenta il divenire, scopri cosa si cela dentro di te. La danza, la poesia, il disegno, la recitazione, il canto, anche quello sotto la doccia... Scrivi una poesia di sei versi, su qualsiasi argomento ma in rima, e fallo nel miglior modo possibile. Non recitarla ad alta voce, non dirlo a nessuno, neanche alla tua ragazza e poi stracciala in tanti piccoli pezzettini e spargili distanti tra loro. E scoprirai di essere stato largamente premiato perchè avrai sperimentato cosa significhi divenire e avrai lasciato crescere la tua anima."

L'ho sentita molto vicina a me questa lettera. E poi mi è venuto in mente che stamani, uscendo di casa, ho riconosciuto la mia calligrafia in un pezzo di carta che giaceva abbandonato vicino alla porta di un palazzo, due civici avanti al mio. Deve essere volato venerdì sera quando per sbaglio ho messo fuori la carta, al posto della plastica. Ma mi sono accorta dell'errore e l'ho rimessa dentro, dopo un'oretta. Ieri parlavo con mio fratello di una lettera che avevo scritto mesi fa e che non avevo consegnato ma custodito in una borsa, finchè pochi giorni fa l'ho trovata, stracciata e gettata, senza neanche rileggerla. Io non ero più in quelle righe, nè i sentimenti che me le avevano ispirate. E dicevo a Matti che fa bene mettere su carta quello che sentiamo, ma non per forza quella carta va poi consegnata. La scriviamo per noi, nella maggior parte dei casi. 

Avendo eliminato la lettera senza farne un dramma o una cerimonia solenne, poi mi è salito il dubbio di averlo fatto davvero o solo immaginato, quindi l'ho cercata, invano, e concluso di averla buttata nella spazza. MA lo sapete quel pezzetto di carta, trovato sul marciapiede stamani, cos'era? Un frammento di quella lettera, su cui si leggono frasi tronche, senza un grande senso, e una domanda rimasta nella sua interezza. "Chi sei tu?"

Ho sorriso, di un mezzo sorriso. Adesso conosco la risposta, e non mi importa più.

E quindi... tutto è connesso. Io che faccio a pezzi la lettera, mio fratello che ne parla, un frammento che vola via nel vento ma non troppo lontano da casa, per un errore, io che non sentivo il bisogno di rileggerla e la domanda perfettamente leggibile "chi sei tu?". 

Ian McKellen che parla di poesie da non far leggere a nessuno, che poi vanno frantumate e disperse lontano, per ricevere il premio più grande. Ovvero quello di sperimentare il processo che ci permette di evolvere e di diventare chi siamo davvero.

Concludo quindi tornando al quesito che dava il titolo a un mio post recente, "Ci credi al destino?"

"Sì. Ci credo"

Il frammento della lettera l'ho messo nella mia agenda perchè non posso ignorare la coincidenza di quella domanda, diretta e disarmante, che ora leggo come rivolta a me stessa. 

Experience Becoming.

 

(perdonate i refusi ma non ho trovato sinonimi adatti per il verbo leggere)



 


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