L'ultimo nemico che dovremo affrontare tutti, prima o poi, è la morte. Ma sarà sconfitto...E questa è la sola consolazione, che certamente non può bastare a colmare il dolore della perdita. Però con il passare del tempo ci si accorge che è davvero così, perchè la morte vince apparentemente sulla vita, ma su i ricordi non può nulla. Su ciò che resta di una persona, dell'amore che ha dato, delle vite che ha accompagnato. Alla fine è questo che conta, lasciare qualcosa di sè. Io oggi ho visto una famiglia numerosa ed unita. Ho visto figli, nipoti, mariti, mogli...E se non fosse stato per lei, non ci sarebbe niente di tutto questo. Lei ha creato laddove non esisteva niente prima. Ha partorito, ha sfamato, ha stirato, ha brontolato, ha rotto le scatole, ha legato fra loro persone diverse e ne ha fatto una famiglia. Ed ora mancherà come l'aria. Ma so che non se ne andrà mai, in inverno starà seduta in cucina a guardare la tv e a preoccuparsi per ognuno dei suoi familiari costantemente, in estate invece starà al mare ad allestire la tavola per la cena o a spazzare, sempre preoccupandosi per ognuno dei suoi familiari. Era così. E finchè qualcuno ne parlerà, o penserà a lei, o raccontenarà qualche aneddoto su di lei...vivrà. La morte non ti avvisa, non ti da il tempo di sistemare le cose, non ti concede un ultimo saluto. Perchè sa che altrimenti non ce la farebbe mai a portar via. E a chi rimane resta il rimpianto, il "se", il "ma", il "potevo fare di più"....Ma possiamo continuare a parlarci, a raccontarle le cose della vita, possiamo immaginare cosa direbbe in quella determinata situazione tanto la conoscevamo bene. Lei vive in noi, per sempre. La morte non è che l'ultimo dei tanti nemici che dobbiamo affrontare, ma sarà sconfitto. Ciao Vivetta.....
Le rondini mi hanno condotto a Istanbul. Le rondini e un ragazzo che le ama quanto me. Ho finito di leggere la Profezia di Celestino là, libro consigliatomi da un perfetto sconosciuto, un gentile e generoso perfetto sconosciuto. Nel libro si parla dei segni, delle sincronicità, delle coincidenze significative, di come riconoscerle, chiamarle a sé. Che ci crediate o meno, io ne ho trovate così tante a Istanbul da lasciarmi sempre con un sorriso sul volto e uno scuotere delicato della testa come a significare "eccone un' altra, incredibile". Ho accolto tutti questi segni, senza farmi troppe domande, e visti come i sassolini lasciati per terra per ritrovare la strada giusta per me. Ognuno sussurrava "sei dove devi essere, fidati del processo, fidati del tuo intuito, non ascoltare gli altri perché solo tu sai". Dopo quasi due anni sono tornata a sognare sogni vividi, complessi, pieni di significati, anche se non sempre, o ancora, interpretabili. Ho ripreso a dormir...
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