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Samhain.

 Oggi è Halloween. Per le streghe Samhain, festività celtica che segnava la fine dell'anno. A differenza del 31 Dicembre, che non amo, questa fine mi si addice di più. Si narra che in questo giorno il velo tra vita e morte si assottigli, che le anime defunte si mescolino a quelle dei vivi che per timore si travestono. La morte fa paura, il dolore spaventa e allontana, quasi fosse al pari di una malattia contagiosa, talvolta. Mi sono svegliata con un livello energetico che vibrava alto, potrei dire "carica, elettrica". E ricordo benissimo lo scorso anno, stessa energia. D'altronde qualcuno mi ha definita una strega, sogno cose, ho intuizioni acute, vedo segni, il tutto osservato da una mente decisamente scettica. Ma non smetto di pormi domande, e non so cosa lo scetticismo rappresenti: una protezione, una prigione o la verità.

Ho una mente aperta, curiosa e possibilista. E cerco risposte, disposta a trovarle in luoghi nuovi e sconosciuti. Ho imparato che le energie sono cicliche, come qualsiasi altra cosa e accettare la ciclicità è fondamentale. Ho imparato, ma non ancora fatto mio questo concetto. Che per ogni morte, c'è una nuova vita, per ogni fine un inizio, infiniti cicli di vita/morte/vita, come nella natura. Se mi sento carica, può darsi  dopo poco mi senta fragile, convinta e poi demoralizzata, serena e poi inquieta. Fa tutto parte dei cicli, come quelli lunari, mestruali, delle stagioni. La costanza, che spesso ricerchiamo, non esiste e può divenire una gabbia se la aneliamo a tutti i costi. A Samhain si decide cosa lasciare morire, cosa guarire, cosa portare nel nuovo anno. Io porto la curiosità, l'assoluta voglia di conoscermi sempre di più e di accettarmi sia in luce che in oscurità. Lascio indietro, o almeno ci provo, la mia parte più critica che sempre, sempre, sempre mi giudica; lascio il "sii perfetta" ereditato e coltivato. Guarisco le ferite rimaste. 

Ci sono persone che si definiscono libere, dalle regole, dagli schemi societari, dalle relazioni, dagli orari. C'è davvero bisogno di definire altri confini per sentirsi liberi? Non si finisce in altre strade chiuse, gabbie di criceti e labirinti infiniti? Rifiutando tutto a priori, credendosi non fatti per qualcosa, non si sta soltanto rifugiandosi per la solita vecchia paura del fallimento, del ripetersi di precedenti eventi negativi ?

Date un nome alle vostre paure e sfidatele. Fallite, rialzatevi, fallite di nuovo e rialzatevi. Accettate la ciclicità. Starsene al sicuro non è vita.

Buona fine e buon inizio a tutti.

L'unica vera prigione è la paura, e l'unica vera libertà è la libertà dalla paura (Aung San Sua Kyi).


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