Decostruirsi. Abbattere i confini dei propri schemi. Accettare la fallibilità. Correre dei rischi.
Il percorso che ho scelto sapevo non sarebbe stato rettilineo, facile, comodo. Sapevo che ricostruire se stessi significava prima smontare se stessi. Tutte quelle difese erette a protezione, i rischi sempre al minimo sindacale, la scrupolosità nel valutare tutti gli scenari, erano fortificazioni affacciate su un fossato perimetrale attraversato soltanto da un ponte levatoio, per la maggior parte del tempo issato e sorvegliato da guardie attente e armate fino ai denti e illuminato da torce infuocate, sormontato da cammini di ronda costantemente presidiati da abili arcieri. Il nobile scopo era uno: proteggere un castello di pietra con finestre di cristallo, giardini pieni di api e fiori e frutti, fontane zampillanti frequentate da passerotti e stanze piene di libri e parole e note. Proteggere tutto dalla paura di soffrire, di essere ferita, di non poter avere il controllo di ciò che succede. Paura di perdersi. Ma quello che spesso protegge alla fine può tramutarsi in una prigione. E la vita resta fuori. E si finisce per perdersi comunque. Tutti quei «ma»... "sono le cose morte da eliminare su cui mi sono e ci siamo soffermati troppo a lungo".
Quando decidi di lasciarti alle spalle quei «ma» esci dalla tua stanza e ti dirigi al ponte levatoio, fai abbassare le catene e con una torcia in mano sconfini nel buio della notte o nel sole del giorno. E cominci a vagare. "Non temere di non sapere. In varie fasi ed epoche della vita così dev'essere. Bisogna seguire il richiamo anche quando non abbiamo idea di dove andare, di quale direzione prendere, e per quanto tempo. Sappiamo solo che dobbiamo alzarci e andare a vedere. Per un po' vagando alla ricerca di ciò che ci chiama, può capitare di incespicare nell'oscurità.. "
Non ho più smesso di andare a vedere quando sentivo il richiamo, quando la mia anima veniva attratta da un segnale. Ho imboccato sentieri senza uscita, e sono tornata indietro. Sono umana. Sbaglio, pecco di arroganza talvolta più che di superficialità. Ma per ogni sbucciatura sulle ginocchia, ogni pallottola sparata a tradimento e per ogni mancanza di rispetto ed empatia... per ognuna di loro ho qualcosa di meraviglioso e puro da portare con me in questa nuova vita. Parole piene di dolcezza, gesti spontanei come quelli di un bambino che coglie un fiore per la sua mamma, abbracci in cui respirare per un po', tramonti e lune piene, sorrisi e verità, baci e nuovi profumi così perfetti nella loro unicità.
Continuo su questo sentiero vergine, aggiungendo via via pietre su cui poggiare nuovi passi, un sentiero che sa di casa.
"Talvolta non ci sono parole per farsi coraggio. Talvolta bisogna semplicemente buttarsi. Dev'esserci a un certo punto nella vita di un uomo un momento in cui fiducioso va dove l'amore lo conduce, in cui teme di più essere intrappolato sul fondo prosciugato di una psiche che di trovarsi in un territorio lussureggiante ma non segnato su nessuna carta. Quando una vita è troppo controllata, sempre più diminuisce la vita da controllare"
"Fear knocked.
Faith answered.
No one was there."
La paura che bussava, aveva il nostro volto.
Ps:Le citazioni sono riprese da Donne che corrono coi lupi, Clarissa Pinkola Estés un faro abbagliante.
La citazione finale, regalo di mio fratello di stamani mattina.
See ya.
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