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1 settembre.

Sono in procinto di partire per un viaggio. Mi sono resa conto solamente giorni dopo aver prenotato che la data della mia partenza corrispondeva a quella del mio matrimonio. Un altro anniversario che non volevo trascorrere qui evidentemente, il primo volutamente, il secondo diciamo che ha avuto un aiuto esterno, qualcosa mi ha guidato senza saperlo. Il primo giorno di Settembre, che è un po’ come il primo di Gennaio ma senza l’ansia di cambiare anno ed età, un nuovo inizio forse più vero dell’altro più famoso. Per chi frequenta e lavora nelle scuole, di qualsiasi genere, tutto riparte dopo la pausa estiva. Qui l’aria è già mutata, la mattina e la sera è fresca, la luce diversa, il colore del cielo meno sfrontato. Come mi sento io? Non all’inizio di qualcosa, ma forse al raggiungimento di una delle tante nuove tappe che mi attendono. Se mi volto indietro, oppure se mi lascio ingoiare dai ricordi che l’i-phone spesso propone, mi rendo conto di quante cose siano accadute, a quante me ho permesso di riemergere, a quanto mi sia talvolta presa per i capelli e trascinata oltre i miei confini che mai sono sembrati tanto confortevoli quanto nel momento in cui li ho sorpassati. Ma oltre, un passo avanti a loro, ho sempre scovato qualcosa, non sempre bello, positivo, desiderato ma sempre educativo, in qualche modo e spesso con il senno di poi. Cambiare è faticoso, lasciar andare difficile ma riconoscersi è a tratti bellissimo. Non sono un’eroina che si getta nel fuoco, sono una che è piena di paure ma ha sempre scelto di affrontarle. Le attese di quello che devo fronteggiare mi sfiancano perché devo avere dritto davanti a me la sfida per poterla guardare negli occhi e dire ok, ora andiamo. Attenderla mi fa indugiare troppo sulle eventualità di fallimento. Qui si potrebbe aprire un capitolo sugli archetipi della psiche femminile, interessantissimo e potentissimo per gli interessati ma andremmo davvero “fuori tema” come scrivevano i prof. Che poi niente è fuori tema e tutto è collegato. 

Tornando a me, in soldoni, mi caco sotto ma posso gestirla. Si dice che i coraggiosi siano quelli che affrontano le loro paure e quelle vocine che gli sussurrano “ resta qui, dove ti senti al sicuro, nel tuo nido, circondato dalle tue certezze”. Ma qui, se resto troppo a lungo, non fiorisco più. Ho bisogno di nuovi soli, nuove piogge, nuovi concimi, nuove parole e immagini. A presto lettori. 

P.s: è tre giorni che piango. Sarà il ciclo. Ma mi viene in mente la me a 15 anni che alla partenza  per la sua prima gita fuori Italia si fece tutta la città in motorino per salutarla e pianse per tanto, tanto. Come dice un’amica, l’adolescenza è finita da un pezzo (ah sì?), difficile che certe dinamiche cambino davvero ma la consapevolezza è quello che ci aiuta a gestirle. 

See yuo! 

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