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Qualche giorno fa il mio fratellino ha scritto un post dal titolo "?". Parlava di dubbi e paure, quelli che a parer mio ogni individuo dotato di una certa intelligenza e sensibilità dovrebbe avere. Non siamo tutti uguali, ovvio, e si dice che il mondo è bello perchè vario e a me piace pensare d'essere un'anticonformormista che se ne sbatte del gregge generale. Ma questo è uno di quei casi, una di quelle eccezioni di cui si parla da tanto. Vorrei che esistessero più persone empatiche, partecipi delle sofferenze altrui, persone che si fanno mille domande e che lottano per non uniformarsi al grigio circostante. Il mio fratellino ha una grossa paura che è anche la mia più grande: la morte. Non tanto come entità fisica ma come concetto: con lei tutto sembra finire e quindi perchè soffrire, perchè impegnarsi, perchè amare se tutto poi è destinato comunque ad esaurirsi? Leggevo le sue parole e quasi credevo di essere stata io a scriverle. Io però ho dieci anni più di lui e mi sono serviti a scendere a patti con i miei mostri, non che l'abbia sconfitti, no, non credo succederà mai, ma ho imparato a tenerli a bada. Ho imparato che chi vive nella paura è già morto. Ho imparato che dobbiamo incanalare le pulsioni negative e tristi in qualcosa di buono, produttuvo e luminoso. Ho imparato che "nessun uomo è un'isola", esiste sempre un collegamento con la terra ferma e quel collegamento si chiama Passato: l'infanzia, i nonni ed i genitori, gli amici, i primi amori, i ricordi più buffi e quelli che ancora ti fanno piangere, le conquiste e le sconfitte, i sogni, i progressi. Il Passato è l'insieme di tutto quello che siamo riusciti a costruire, è il nostro porto sicuro, l'abbraccio in cui tornare e da cui trarre forza.
La negatività e la tristezza che ci accompagnano vanno usate, vanno prese e trasformate in qualcosa di più. Devono diventare una forza, non una debolezza. Ci vuole tempo per imparare come si fa: il primo passo però rimane sempre il parlare, il raccontarsi, il confrontarsi con qualcun altro che è come noi. Non perdete tempo con chi non vi capisce: nella maggior parte dei casi non ne è in grado ed è inutile arrabbiarsi e chiedersi se siete diversi. Lo siete! Chi nasce empatico, sensibile, curioso, sognatore, idealista, chi ama il prossimo e sente sulla sua pelle i dolori altrui ha un grosso compito da portare a termine: non cambiare mai. Perchè se questo mondo va avanti, a fatica direbbero alcuni, è grazie alle persone così.

<<Due strade trovai nel bosco ed io scelsi quella meno battuta, ed è per questo che sono diverso.>>

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