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La pioggia.

Ma dove cazzo sono stata per tutto questo tempo? La vita di chi ho vissuto?
La campagna arsa dal sole scorre fuori dai finestrini e le ombre mi rammentano che il tempo passa. E' come se avessi percorso una strada parallela, rimanendo sospesa a mezz'aria, spettatrice del mio stesso spettacolo. Uno spettacolo monotono, che non mi piaceva, ma prendere tempo è una delle cose che mi riesce più naturale. Temporeggiare sperando che le cose cambino, in meglio si intende.
Adesso sono sulla strada maestra e non so davvero come abbia potuto andare avanti tanto tempo negando l'evidenza. Io che detesto i compromessi,  ne ho fatti tanti per restare a galla ma non sono serviti a niente. Mi avevano abbrutita ed inaridita, come questi campi assolati che non si abbeverano da troppi giorni ormai. Ma loro hanno una scusa, devono aspettare la pioggia. Io invece non l'avevo una scusa. Nessun evento atmosferico da invocare che soltanto a suo comodo mi avrebbe premiata. La pioggia ero io.
Alla fine è scesa. Ha invaso i campi, la mente ed i dolori e li ha trascinati a valle verso il mare. Non risalirò  come un  salmone  la corrente e perciò posso soltanto andare avanti. Non torno più indietro. Non c'è alcun sentiero rimasto alle mie spalle dopo la furia della pioggia. Ma dinanzi a me vedo l'erba nascente di nuovi prati.

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