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Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.

La prima cosa che mi viene in mente quando penso alla Pasqua è il frusciare metallico dell'involucro delle uova di cioccolato. Da bambina più che per la sorpresa, bramavo per il momento in cui la mia mamma o una delle mie nonne avrebbe preso la carta argentata di un uovo e vi avrebbe fatto un buco al centro, grande quanto i miei fianchi. Io le guardavo in trepidante attesa finché non cedevano l'oggetto del mio desiderio ed io potevo finalmente infilarmelo a mo' di tutù. E quando iniziavo a  ballare la carta produceva una musica tutta particolare, fatta di fruscii, increspature, arricciature mentre la stanza si rifletteva su quella superficie specchiata e sempre viva. Tutte le festività per me sono ricordi felici, di una famiglia riunita alla tavola con la bocca piena di piatti squisiti cucinati dalle nonne o dalle mamme. Non mi importa del consumismo, non mi importa delle critiche a queste feste. A me sono sempre piaciute. Altra cosa che ricordo e che ancora oggi babbo fa, è quella di andare a benedire le uova. Sode e di cioccolato. Ci mettevamo in fondo alla chiesa gremita con le buste piene di uova rumorose. E le benedivamo tutte. Stamani è andato da solo, come fa da qualche tempo a questa parte, da quando cioè siamo troppo grandi per accompagnarlo. Però è una cosa a cui ha sempre tenuto, e continuerà a farla. E' una di quelle cose che non cambierà mai, e che per questo mi darà sempre un senso di compiuto e di Pasqua. Fra poco la casa sarà strapiena di voci, di racconti, di piatti deliziosi. Un pensiero a chi non è più seduto con noi, ma che è sempre nei miei pensieri, giorno dopo giorno. Felice Pasqua a tutti.

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