Long is the way… to the place I wanna be. Lunga, accidentata, alle volte sembra curvare e portarmi indietro, altre volte sembra di attraversare ponti e paesaggi dove sono già stata, come un dejavu, come nei film quando il protagonista vaga e si accorge di essere passato accanto allo stesso albero ripetutamente. La bussola che mi abita non sempre è attendibile, ma quando mi fermo un attimo lei respira e torna a puntare a quel benedetto nord che è la mia direttrice portante. Quindi anche i sentieri imboccati per errore, stanchezza, poca o troppa luce, fame, necessità, riparo o avventura… tutti hanno avuto un senso, anche se non apprezzabile sul momento, ma allontanandosene diventa tutto più nitido quello che si è lasciato alle spalle. La strada davanti, l’orizzonte, la meta, quelli ancora sono come avvolti dalla nebbia o da quell’effetto ottico che si crea sull’asfalto quando fa molto caldo. È lì, ma non definita, è l’immagine lontana che riflette una cornea miope: sfuocata, dai contorni acquosi. Ma è lì, lei è lì.
Per ogni volta che inciampo, che uno specchietto mi abbaglia, che scambio una lucciola per un faro luminoso o un sorriso per un sorriso sincero. Per ogni volta che dubito, che mi perdo. Per tutti questi contrattempi, c’è una nuova occasione di ripartire. Se dicessi che non ho timori, mentirei. Ma la speranza in me non muore mai. Il mio cuore mi sussurra di non arrendermi. Lo ascolto. Ancora una volta. Seguo i suggerimenti dell’inconscio che mi sussurrano nelle notti insonni. Tra un po’ saprò e sapremo quali altri pezzi del puzzle troveranno casa. Come ha detto un amico…. Let it find you.
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