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Sono poco seria allora.

Il tempo. E' il mio pensiero fisso.
La testa mi scoppia e mi chiedono se sono nervosa. Sono tesissima. Non posso vivere come fa la maggior parte delle persone. Non posso seguire schemi, nè orari, nè obblighi imposti. Lo faccio, intendiamoci, perchè costretta, ma mi costa un'enorme fatica mentale. Più ci penso e più mi arrabbio: com'è che prima o dopo finiamo tutti nella rete? Com'è che ci incanaliamo in una coda infinita di individui tutti uguali? La sveglia, la macchina, il lavoro, la macchina, casa, la sveglia e di nuovo da capo.
Io non ci sto! Io voglio vivere e la vita è fatta di ciò che ami fare, non di lavoro. Ma la società è stata impostata, da chi ne detenie il potere, in modo che ognuno di noi si senta in colpa se fa meno, produce meno, lavora meno. Perchè? Io incontro tante persone ogni giorno per via del mio lavoro: sono tutte stanche, stressate e sempre di corsa. Tante repliche di uno stesso copione.
Non sono una poco di buono, mai stata. Ma vivo sospesa in un limbo aspettando il fine settimana, un fine settimana in cui vorrei e dovrei fare tutte quelle cose che mi fanno stare veramente bene. Il mio tempo e la mia vita non possono essere gestiti da altri.
In un mondo di bisogni indotti e di doveri prestabiliti, vivere davvero è considerato segno di poca serietà.
Sono poco seria allora.

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