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Vento.

Un delicato equilibrio tra il desiderio e la paura, tra il credere e lo sperare, tra ciò che sei e quello che potresti essere. Da una parte la mente, con la sua logica, con i suoi conti, con il suo essere "per terra"; dall'altra parte il cuore, con i suoi nonsensi, con i suoi sorrisi, con il suo essere "tra le nuvole". Dov'è l'esatto punto medio del segmento che unisce testa e anima? Dov'è la bolla che bilancia la livella?
Il posto giusto è quello in cui non ti chiedi più "Cosa ci faccio qui?", dove il tempo scorre ancora, ma sospeso... è il posto in cui tutto è semplice, pur essendo estremamente complicato.
Esiste però uno strano senso di incertezza, in un punto indefinito tra il cuore e il cervello, che oscilla spostando continuamente il baricentro prima da un lato, poi dall'altro e da questo suo oscillare nasce la vertigine. La vertigine è sia paura di cadere che voglia di volare. Per superarla è necessario librarsi in aria ad ali e vele spiegate nel momento in cui arriva il vento che da tanto aspettavamo. Quel vento però è così improvviso che non siamo mai preparati abbastanza ad affrontarlo e da lì nascono la paura e l'incertezza. Forse il problema è questo: non dovremmo opporci a quel vento, nè ostacolarlo, ma lasciare che ci porti avanti dove lui vuole, dove lui sa, dove smetteremo di seguire un copione e improvviseremo soltanto.

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