Pomeriggio di shopping. Non sfrenato. Oculato direi. Cose che mi servivano: un paio di scarpe comode ed un paio di jeans, di quelli stretti in fondo. Ho seguito il consiglio di un'amica. E poi sono più facili da infilare negli stivali! Sono fatti apposta, invece di quelli a gamba larga che devi riepiegare e ripiegare finchè la cerniera dello stivale rinuncia ed alza bandiera bianca. Vuoi mettere?? Il sabato se non vado un pò in città, non mi sembra neanche sabato. Ed odio quando devo lavorare. Eppure cosa mai ci sarà di così speciale? Assolutamente niente, solo un bordello imbarazzante e schiamazzante di adolescenti. Devo ricordarmi di andarci la mattina, non il pomeriggio. Orde di ragazzini e ragazzine che si muovono come banchi di pesci. Non hanno niente da dire, niente da fare. Quando ero adolescente anche io, sempre che ne sia uscita da quella fase, passavo il sabato pomeriggio a fare vasche sì, ma anche a chiacchierare del più e del meno con gli amici del gruppo. Sempre stati un gruppo fuori dagli schemi. Bravi ragazzi, composti, con il sale nella zucca. Invece ogni volta che passo in mezzo a tutti quei bimbetti, senza arte nè parte, mi sento a disagio e vorrei scappare. E poi tutte le coppiette, alcune con bimbi a carico. Quante sono veramente felici? Quante soddisfatte delle proprie vite? Quante amate? Ho visto tanta gente sola, che si tiene per mano, che si bacia, che si parla, ma sola. E camminando, con una sola cuffia funzionante dell'i-pod di mio fratello, mi sono ritrovata sul portico del cottage a Kenmore, con il lago ai miei piedi ed i mugolii lontani delle mucche sull'altra sponda. C'era un leggero venticello estivo che scompigliava le chiome degli alberi, ed un riccino che mangiava le noccioline al tramonto. E ho desiderato essere lì. Ancora.
Le rondini mi hanno condotto a Istanbul. Le rondini e un ragazzo che le ama quanto me. Ho finito di leggere la Profezia di Celestino là, libro consigliatomi da un perfetto sconosciuto, un gentile e generoso perfetto sconosciuto. Nel libro si parla dei segni, delle sincronicità, delle coincidenze significative, di come riconoscerle, chiamarle a sé. Che ci crediate o meno, io ne ho trovate così tante a Istanbul da lasciarmi sempre con un sorriso sul volto e uno scuotere delicato della testa come a significare "eccone un' altra, incredibile". Ho accolto tutti questi segni, senza farmi troppe domande, e visti come i sassolini lasciati per terra per ritrovare la strada giusta per me. Ognuno sussurrava "sei dove devi essere, fidati del processo, fidati del tuo intuito, non ascoltare gli altri perché solo tu sai". Dopo quasi due anni sono tornata a sognare sogni vividi, complessi, pieni di significati, anche se non sempre, o ancora, interpretabili. Ho ripreso a dormir...
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