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Un fiore, uno solo.

Londra. 

 Quanti fiori ci sono nel mondo? Di quanti colori e forme? E profumi? Quanto può essere attrattivo andarcisi a posare, quel poco che basta per prendere ciò che serve a sopravvivere, fino al fiore successivo, o al giorno successivo, o alla solitudine di domani. Quanti corpi muscolosi, tonici, abbronzati? Quanti nuovi occhi e odori, modi di parlare e suoni di risate? Quanti sorrisi sconosciuti? Quanti ancora per comprendere che sono tutti simili, che quella sensazione di felicità è effimera, quella apparente illusione di colmare la solitudine dell’anima non dura che un amplesso di polline? Ci si stanca di vagare, di non mettere radici in un’altra anima, di zingarare da una corolla all’altra. Un fiore, uno solo, che in sé racchiuda tutti i petali del mondo, tutte le sfumature dei tramonti che non saranno possibili vedere davvero, tutta la meraviglia che esiste nelle cose che si scelgono, ogni giorno, con Amore. Un fiore, uno solo. Dove scegliere di restare, colmi d’Amore.

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Istanbul.

Le rondini mi hanno condotto a Istanbul. Le rondini e un ragazzo che le ama quanto me.  Ho finito di leggere la Profezia di Celestino là, libro consigliatomi da un perfetto sconosciuto, un gentile e generoso perfetto sconosciuto. Nel libro si parla dei segni, delle sincronicità, delle coincidenze significative, di come riconoscerle, chiamarle a sé. Che ci crediate o meno, io ne ho trovate così tante a Istanbul da lasciarmi sempre con un sorriso sul volto e uno scuotere delicato della testa come a significare "eccone un' altra, incredibile". Ho accolto tutti questi segni, senza farmi troppe domande, e visti come i sassolini lasciati per terra per ritrovare la strada giusta per me. Ognuno sussurrava "sei dove devi essere, fidati del processo, fidati del tuo intuito, non ascoltare gli altri perché solo tu sai". Dopo quasi due anni sono tornata a sognare sogni vividi, complessi, pieni di significati, anche se non sempre, o ancora, interpretabili. Ho ripreso a dormir...

Ciao Nonna Guga.

 Le cose si scrivono di getto, nel turbinio delle emozioni, senza pensarci troppo. Aspettavo questo giorno da un po’, sapevo sarebbe arrivato, era inevitabile. So che eri stanca e che non avresti scelto questo finale, se avessi potuto. Sei sempre stata una ribelle, nata sotto il segno dell’Ariete, il 30 Marzo del 1929. Figlia di un banchiere, Attilio, e di una donna che mi raccontano essere stata piccola ma di carattere, Bianca. Nata Carrarina, dura come il marmo, ma profondamente livornese nei modi e nella parlata. Fanciulla insolente, capitana di insurrezioni scolastiche e fughe ai danni delle povere suore della scuola private per signorine. Sopravvissuta alla guerra, sfollata a Carrara, e a un incidente in cui, secondo i miei ricordi, rimanerti appesa alla maniglia dello sportello aperto dell’auto delle suore che ti portava a scuola ( ginocchia sbriciolate e via). Sguardo fiero, faccia solare, risposta pronta per mio nonno, uomo del Sud tutto d’un pezzo. Ricordo mi raccontasti d...

Tempo lentissimo.

 Sono seduta ad un tavolino di Palegg, nel quartiere di Kadikoy, e piove. Lo stereo suona musica jazz… una delle canzoni recitava “dance me to the end of love”. Mi è venuto in mente un post di qualche tempo fa, non su questo canale. Met è uscito dalla cucina con un mazzo fumante di salvia in mano, per cacciare fuori le energie negative. Se lo avessi visto un mese fa, non so cosa avrei pensato, ma nelle ultime settimane ho bruciato anch’io foglie di salvia sulla fiamma delle candele accese per illuminare la notte, sul mio terrazzo. Ho scoperto che ne adoro l’odore. Sto bevendo una limonata fredda alla lavanda, prima ho testato una bevanda deliziosa con fragole, miele e acqua gassata. La giornata è lentissima, si muove come il fumo sulle note di queste musiche jazz, tra dita che scelgono le parti frondose del finocchietto per farne un olio aromatizzato, colazioni turche che sembrano pranzi e cene insieme e gatti sonnacchiosi sdraiati in ogni dove. Scarabocchio parole a caso su un fog...